Chef Kumalè, cibo vero ed emozioni contro fake food

Al TTG Rimini racconta 30 anni da gastronomade e i premi Gist

dell'inviata Cinzia Conti RIMINI

RIMINI - Il piatto del suo cuore rimane senza dubbio quello con i cappellacci alla zucca, non con una ricetta qualsiasi, ma quelli che gli faceva e gli fa ancora oggi la sua mamma ultraottantenne. Ma di cibi Vittorio Castellani, in arte Chef Kumalè, ferrarese di origine ma nato e cresciuto a Torino, nei suoi 30 anni da "gastronomade" (definizione inventata in un tema da uno dei suoi figli) ne ha visti di tutti i colori e sapori. Cibi che fanno scoprire un luogo e la sua cultura, cibi che avvicinano le persone, cibi che abbattono i muri e attraversano i mari, cibi che rasserenano, cibi che in ogni caso emozionano. E proprio questo sentimento è la vera ricetta contro il "fake food", cibo falso, corrotto, pericoloso quanto le fake news che attanagliano il mondo dell'informazione.
    "I viaggi - spiega Chef Kumalè che è stato protagonista di una serie incontri sul turismo gastronomico assai apprezzati dai visitatori del TTg Travel Experience a Fiera Rimini - ti mettono a contatto con la realtà nel bene nel male, abbattono gli stereotipi e a volte ti fanno rivedere al ribasso luoghi che vengono descritti come paradisiaci". Dopo 29 anni di viaggi Chef Kumalè si sente meticcio e cittadino del mondo ma il suo nome d'arte non deve ingannare: il Kumalè non è qualcosa di esotico, ma un'espressione dialettale piemontese che equivale a un "come va?". "Tanti anni fa, quando si viaggiava - racconta Chef Kumalè - spesso ci portavano nei ristoranti dove si mangiava la cosiddetta Continental Cuisine, un falso comfort food che dava l'illusione di trovare un cibo che ci ricordasse casa e si mantenesse uguale in tutto il mondo.
    L'equivalente dei non luoghi che si trovano in aeroporto, uguali a se stessi da Melbourne a Reykjavik. Era una sorta di apartheid e quindi avevi questi piatti, la Caesar Salad, la Caprese, la pasta Alfredo, gli spaghetti con la Puttanesca Sauce salvo poi trovarsi nella serata "folclorica" che era un incubo. Se eri, ad esempio, a Marrakech ti deportavano alla periferia assieme ad altri 50 pullman dove dopo le danze finte tribali, i finti tuareg sotto le finte tende ti portavano questo fake food, un finto cous cous cucinato non al vapore e senza nessuna delle giuste spezie. Era Horror Food, un esperienza culinaria orrifica in un luogo magico come il Marocco che vanta una delle migliori cucine del nord Africa. Certo, alcuni sono rimasti ancora lì, ma per fortuna molti sono andati avanti".
    Chef Kumalè racconta con entusiasmo delle premiazioni avvenute a Rimini per la 2/a edizione Gist Travel Food Award 2019 di cui presiede la giuria. "Come tutti i fenomeni in crescita esplosiva anche con il turismo enogastronomico - spiega - si rischia, come è successo qualche anno fa con lo street food, la banalizzazione e la volgarizzazione. Carlin Petrini direbbe di una forma pornografica, un'arte gentile nel non dir nulla dicendo qualcosa proprio. Tanta fuffa! Quindi abbiamo scelto con cura tra una quarantina di progetti selezionati da 13 paesi in 4 continenti. Come Miglior Evento Italia e stato premiato il Festival Internazionale del Cibo di Strada di Cesena, come Miglior Territorio Italia ha vinto l'Officina del Gusto di Merano. Da quest'anno c'è anche Coolest Project: sono molto orgoglioso di poter dire che abbiamo premiato una cuoca turca che proprio sul confine dove adesso sta per scoppiare la guerra lavora con i profughi rifugiati e richiedenti asilo curdi e siriani con una proposta unica di turismo gastronomico. Oltre a rappresentare una fonte di occupazione, in un momento di grave difficoltà come quello che stiamo vivendo, il turismo gastronomico può essere anche un modo per aiutare le fasce deboli e promuovere l'integrazione e l'accoglienza". (ANSA).
   

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