Impressionismo e collezionismo, eredità Mellon

A Padova opere che appassionarono coppia mecenati americani

Luciano Fioramonti PADOVA

PADOVA - Lei amava i fiori, i giardini e gli impressionisti francesi. Lui i cavalli e scoprì grazie alla moglie i fermenti e il fascino dei pittori che nell' Ottocento avevano posto Parigi al centro della scena culturale. E' il racconto di una lunga storia d' amore scandita dalla comune passione per l' arte la mostra "Van Gogh, Manet, Degas. The Mellon Collection of French Art from the Virginia Museum of Fine Arts" che Palazzo Zabarella, a Padova, dedica dal 26 ottobre al 1 marzo 2020 alla selezione suggestiva di dipinti e sculture raccolti da Paul Mellon e Rachel ‘Bunny' Lambert in quasi 50 anni di vita insieme. Le 73 opere scelte da Colleen Yarger, curatrice della collezione del museo di Richmond e del catalogo, descrivono il gusto che ha ispirato la coppia di mecenati americani mossi dal piacere di circondarsi dei lavori di autori raffinati non per l' importanza o per il valore economico ma "per l' immediatezza dell' impatto visivo" con l' obiettivo finale di metterli a disposizione del grande pubblico. Lo sguardo è puntato sugli impressionisti, ma abbraccia anche Romanticismo e Cubismo. Bonnard, Monet, Cezanne, Gauguin, Matisse, Renoir, Pissarro, Delacroix, Picasso… un concentrato di emozioni anima le belle sale dell' antico edificio medioevale.
    I Mellon furono personaggi di spicco della società americana.
    Paul (1907-1999) era figlio del banchiere Andrew Mellon, tra gli uomini più ricchi degli States, anch' egli appassionato collezionista d' arte e personaggio determinante per la nascita della National Gallery of Art di Washington nel 1937. Grande appassionato di cavalli, era proprietario di una scuderia di successo. Rachel ‘Bunny' Lambert (1910-2014), sposata in seconde nozze nel 1948, non era da meno. Il padre era il proprietario della Gillette. Fu amica personale di Jacqueline Kennedy per la quale curò la realizzazione del Roseto della Casa Bianca. Ospitò la Regina d' Inghilterra nella sua dimora di Upperville, ha ricordato Yarger, e fece costruire una stanza in più proprio per il rito del thè. La grande collezione, frutto dei loro molti viaggi all' estero tra gli anni '50 e '60 e cominciata una settimana dopo le nozze con l' acquisto di un Matisse tra i quadri in mostra a Padova, arricchì anche le altre dimore in cui erano soliti soggiornare, da Antigua a Cape Cod. "Non è un segreto che Bunny ha sempre esercitato una enorme influenza sulla qualità e l' entità della collezione", disse nel 1986 Mellon, che prima di conoscerla si era dedicato a lungo all' arte inglese. I Mellon fecero donazioni consistenti alla National Gallery. Al Virginia Museum of Fine Art, di cui Paul fu esponente del Cda per 47 anni, ne donarono 1800. "Grazie a mister Mellon – ha detto il direttore Alex Nyerges – abbiamo la più grande collezione di arte sportiva al mondo". A Palazzo Zabarella la Fondazione Bano con questa mostra ne porta per la prima volta in Italia una antologia di grande equilibrio divisa per sezioni, come le tematiche care alla coppia di collezionisti. Un percorso che l' allestimento esalta con la scelta di colori tenui: verde alga per i fiori, le persone e la campagna francese; celeste per l' acqua; rosa antico per gli interni e i tavoli con le nature morte; marrone chiaro per i cavalli. Sono opere per lo più di dimensioni ridotte, dal "fascino emotivo molto più intenso… piccolo è bello", come spiegò Mellon. Fantino a cavallo di Théodore Géricault e Giovane donna che annaffia un arbusto di Berthe Morisot chiariscono nella prima sala i filoni da cui mossero i primi passi i Mellon.
    Fantini e animali prima della corsa, quatto piccoli bronzi di cavallo di Edgar Degas si alternano alle tinte affascinanti dei paesaggi, agli scorci di natura, alle figure umane. Ecco il Renoir che nel 1901 ritrae il figlioletto Jean, poi divenuto regista famoso, mentre disegna; i Campi di papaveri di Claude Monet del 1885; Il campo di grano dietro l' ospedale di Saint Paul del 1889 di Van Gogh (mentre ‘Le Margherite' del 1888 sono state scelte come immagine simbolo della mostra e del catalogo); il giallo acceso dei Covoni di Fieno di Kees van Dogen del 1904; il Picasso della "Cassettiera cinese" del 1953 che dialoga con "La finestra chiusa" di Matisse del 1918. Fino all' ultima sala, in cui sono riuniti alcuni pezzi da novanta acquisiti dal museo di Richmond per integrare la collezione Mellon: il grande Paesaggio Tropicale di Henri Rousseau; le Giovani ragazze che guardano un album di Renoir; due dipinti che testimoniano l' evoluzione di Monet, e soprattutto una delle versioni della affascinante Piccola Ballerina di Degas, il bronzo della fanciulla con il tutù di velo e il nastro di raso a stringere i capelli raccolti.
    "Paul Mellon e sue moglie Rachel – dice Federico Bano – sono stati tra gli ultimi rappresentanti di quella singolare compagine di viaggiatori colti e appassionati che hanno portato oltreoceano tanti capolavori poi in gran parte approdati nei maggiori musei d' America". C'è un equivalente italiano paragonabile alla coppia di collezionisti? Il presidente della Fondazione non ha dubbi: "Per gusto, sensibilità e visione globale direi solo gli Agnelli". (Ansa). (ANSA).
   

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