Debutta in Italia il robot avatar per il metaverso

Il primo esperimento fra Genova e Venezia

Enrica Battifoglia

 

Visitare una mostra a 300 chilometri di distanza, guardando le opere, toccando oggetti e parlando con chi si trova lì: è stato possibile grazie a un robot avatar, il primo del genere mai sperimentato e candidato a entrare a far parte dei protagonisti del metaverso. Il test è avvenuto in Italia, fra l'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova, che ha messo a punto il robot, e il Padiglione 17 della mostra di Architettura della Biennale di Venezia. E' stato un test di turismo remoto, nel quale il robot inviava le sue percezioni all'operatore che si trovava a Genova e che, grazie a visore, guanti e tuta sensoriale, poteva vedere e toccare tutto quello che il robot vedeva e toccava, e interagire con le persone con le quali il suo avatar interagiva.

"Vogliamo creare avatar robotici per esseri umani utilizzando robot umanoidi per favorire l'interazione con il mondo reale da remoto", osserva il coordinatore dell'esperimento, Daniele Pucci. "Utilizziamo metodi simili a quelli di accesso al metaverso per accedere a distanza a un mondo fisico e non digitale e crediamo che questa direzione di ricerca abbia un potenziale enorme". Le applicazioni possibili sono davvero molte e, fra le prime, c'è quella di utilizzare robot avatar per lavorare da remoto in luoghi potenzialmente pericolosi per la salute umana o inaccessibili, o l'addestramento a particolari lavori, per dare nuove prospettive di presenza da remoto a persone con disabilità, o per inaugurare il turismo virtuale.

Dall'Italia il primo robot avatar, anche per il metaverso

 

Nato dalla collaborazione tra Iit e il ministero della Cultura, l'esperimento è stato realizzato in collaborazione con il Padiglione Italia 'Comunità Resilienti', promosso dalla direzione generale Creatività contemporanea del Ministero della Cultura e curato dall'architetto Alessandro Melis. Per il direttore generale Creatività Contemporanea del ministero e commissario del Padiglione Italia, Onofrio Cutaia, l'esperimento è stato "un'opportunità unica per promuovere il patrimonio culturale contemporaneo attraverso nuove forme di comunicazione".

Il robot per la tele-esistenza si chiama iCub3 ed è un'evoluzione del robot umanoide iCub nato all'Iit. Mentre la macchina visitava la mostra, l'operatore riceveva gli stimoli sensoriali grazie alla tuta 'iFeel', ideata e realizzata dall'Iit nell'ambito del progetto europeo AnDy e presentata con l'Inail al progetto ergoCub; un visore tracciava intanto la sua mimica facciale e i movimenti della testa per trasferirli all'avatar, mentre guanti con sensori che tracciano i movimenti della mano permettevano all'operatore di controllare le dita del robot e le telecamere di iCub3 diventavano i suoi occhi.

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