Oxford guida la classifica delle migliori università del mondo

World University Ranking 2019: Regno Unito sorpassato dal Giappone

Redazione ANSA ROMA

E' L'Università di Oxford al primo posto, per il terzo anno consecutivo, del World University Ranking 2019 che sarà lanciato durante il World Academic Summit presso l'Università Nazionale di Singapore. Rimanendo nella top ten, Cambridge si mantiene al secondo posto, mentre Stanford negli Stati Uniti conserva il terzo. Il Massachusetts Institute of Technology (MIT) sale di una posizione, raggiungendo il quarto posto, ma il California Institute of Technology (Caltech) passa dalla terza posizione ex-aequo alla quinta. Infine, Yale è l'università che ha scalato più posizioni tra le prime 20, guadagnando quattro posti nella top 10 e passando all'ottava posizione.

In Europa, per la prima volta il Regno Unito è stato sorpassato come seconda nazione più rappresentata in classifica, con il Giappone che ottiene 103 posizioni rispetto alle 98 del Regno Unito (da 93). Le università di Oxford e Cambridge raggiungono nuovamente i vertici della classifica globale, rispettivamente con il primo e il secondo posto. Tuttavia la maggior parte degli istituti del Paese precedentemente in classifica, 77, hanno mantenuto o perso posizioni. Il Regno Unito resta il secondo Paese più rappresentato nella classifica globale delle prime 200 università dopo gli Stati Uniti, tuttavia quest'anno ha accusato un leggero colpo a livello reputazionale con la maggior parte delle università (21 su 29) che hanno mantenuto o perso posizioni, e due università che sono completamente uscite dalla classifica delle prime 200. Complessivamente, l'Europa resta un attore principale nella classifica, tuttavia, a causa della crescente concorrenza, presenta un quadro eterogeneo per il 2019. Sette istituti europei sono presenti tra i primi 30, stesso risultato dell'anno scorso, e le università europee occupano quasi la metà della classifica delle prime 200.

Gli Stati Uniti rimangono la nazione più rappresentata in classifica, con 172 istituti, da 157, anche se la maggior parte di queste università, 130, perdono posizioni o rimangono stabili. Nonostante la nazione continui a dominare la classifica delle prime 200 università con 60 presenze, questo dato è in calo rispetto alle 62 presenze dello scorso anno con più della metà (32) che perdono posizioni, mentre 10 rimangono stabili e 18 che migliorano la propria posizione. La Cina è la quarta più rappresentata a livello globale in classifica, con 72 università (da 63) e mantiene la settima posizione nelle prime 200. Al 22° posto con otto posizioni in più, l'Università di Tsinghua è l'istituto cinese numero uno, sorpassa l'Università di Peking e ottiene il migliore piazzamento della Cina dal 2011. Tsinghua spodesta l'Università nazionale di Singapore. L'istituto supera anche la London School of Economics and Political Science (LSE) e l'Università di New York.

Tra le nuove entrate e uscite del 2019, l'Università di Baghdad diventa la prima dell'Iraq a entrare in classifica in questi 15 anni mentre il Bangladesh è l'unica nazione a uscire dalla classifica del 2019, poiché l'Università di Dhaka non ha inviato i dati.

Sant'Anna e Normale top ranking mondiale The
La Scuola Superiore Sant'Anna e la Scuola Normale Superiore di Pisa si confermano il primo e il secondo ateneo italiano nel Times higher education (The) World University rankings 2019. Le Scuole universitarie superiori di Pisa e l'Università di Bologna, terza in Italia, sono le uniche italiane tra le prime 200 università al mondo.

Il rettore del Sant'Anna Pierdomenico Perata, e il direttore della Normale Superiore Vincenzo Barone sottolineano, in una nota, che il piazzamento ai vertici "del ranking The conferma la capacità delle nostre Scuole di rappresentare al meglio l'Italia nelle classifiche internazionali delle università. La Scuola Superiore Sant'Anna e la Scuola Normale Superiore hanno da quest'anno intrapreso un percorso che le ha portate a convergere in una federazione, di cui fa parte anche lo Iuss di Pavia, che consentirà al sistema delle tre Scuole di essere ancora più competitivo a livello internazionale". "Con la speranza che il Governo del nostro Paese comprenda il valore delle nostre istituzioni e si faccia parte attiva per far sì che, come indicato da Phil Baty, direttore editoriale di Global Rankings presso THE, l'Italia investa maggiormente nel proprio sistema della ricerca universitaria, consentendo alle migliori Istituzioni di essere ancor più competitive e raggiungere finalmente la top 100 da cui l'Italia è da sempre esclusa", concludono Perata e Barone.

Tutto questo, aggiungono il rettore del Sant'Anna Pierdomenico Perata e il direttore della Normale Superiore Vincenzo Barone, "per rendere più attrattivo il nostro sistema universitario, per mitigare la fuga dei cervelli ed incrementare l'afflusso di studiosi internazionali nelle nostre Università. Non soltanto per confermare il ruolo dell'Italia nella scienza, ma anche nel progresso tecnologico. Non a caso la Scuola Normale Superiore ha compiuto un significativo avanzamento riguardo alla valutazione del livello della ricerca e dell'insegnamento, risultando tra le prime 70 università del mondo secondo il parametro teaching, mentre la Scuola Sant'Anna si è classificata ai primissimi posti proprio per l'indicatore che riguarda i rapporti con il mondo delle imprese. A sottolineare, tra l'altro, la perfetta integrazione tra l'offerta delle due Scuole federate".


   

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