Fertilità, 9 su 10 ignorano l' 'orologio biologico' dell'uomo

G. Grillo, bassa consapevolezza sul ruolo giocato dall'età

Redazione ANSA

Nove persone su dieci sanno poco di fertilità maschile e ignorano che già la coppia in cui l'uomo ha superato i 35 anni ha più difficoltà ad avere figli. E il problema accomuna studenti e adulti. E' quanto emerge dai risultati dello Studio nazionale fertilità promosso dal Ministero della Salute e presentato oggi a Roma.

Il progetto, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss), si è svolto da aprile 2016 a ottobre 2018 e ha visto la realizzazione di una serie di indagini rivolte sia alla popolazione potenzialmente fertile, sia ai professionisti sanitari. Guardando al campione di 21.217 persone di età 18-49 anni, solo il 5% si dice consapevole che le possibilità biologiche per una donna di avere figli iniziano a ridursi già dopo i 30 anni; mentre il 27% pensa che questo accada intorno ai 40-44 anni.

La consapevolezza che l'età giochi un ruolo importante anche per la fertilità maschile sembra persino minore: l'87% fornisce una risposta inadeguata (oltre i 45 anni) o non sa dare alcuna indicazione. Non va meglio se si osserva il campione di 13.973 studenti universitari. In particolare, per 4 intervistati su 10 non esiste un 'orologio biologico maschile', uno su 10 dichiara di non saperlo e il resto quasi sempre ritiene che abbia tempi più lunghi rispetto a quelli biologici.

C'è in generale, ha commentato il ministro della Salute Giulia Grillo, "una bassa consapevolezza del ruolo giocato dall'età, con aspettative di poter avere figli anche in età molto avanzata. Inoltre quasi l'80% degli adolescenti immagina un futuro con i figli ma la percentuale diminuisce con l'età". Tra gli adulti che non hanno figli infatti solo il 31% vorrebbe averne e a frenare spesso la mancanza di sostegno e problemi lavorativi.
   

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