Federanziani, ampliare accesso alla profilassi anti-Covid per i pazienti fragili

Riduce rischio malattia sintomatica ma solo 891 trattamenti fatti. Parte tour informativo

Redazione ANSA ROMA

"Non ci devono essere differenze territoriali nell'accesso alla profilassi pre-esposizione al Covid indicata per i soggetti particolarmente fragili con la combinazione di anticorpi monoclonali in grado di ridurre dell'83% il rischio di sviluppare la malattia in forma sintomatica, con una protezione che continua per almeno sei mesi dopo una sola dose. Si fa riferimento a persone, in particolare quelle con sistema immunitario compromesso, che potrebbero non sviluppare una risposta adeguata ai vaccini contro il virus". A chiederlo è Senior Italia FederAnziani che, in collaborazione con AstraZeneca, ha presentato oggi al Senato in un convegno nazionale l'iniziativa di sensibilizzazione 'Covid-19, preveniamolo nei più fragili', che prevede un tour in 10 Regioni nell'ambito del quale interverranno tutti gli attori coinvolti nella gestione delle persone fragili, inclusi gli Assessori regionali.
    In Italia, dallo scorso febbraio è disponibile la combinazione di anticorpi monoclonali a lunga emivita ma, afferma l'organizzazione, "si riscontrano differenze regionali nell'accesso dei pazienti a questo trattamento di profilassi pre-esposizione al virus". Sono "diversi i gruppi di popolazione che rimangono infatti a rischio di Covid-19, perché non possono vaccinarsi oppure perché immunocompromessi e, quindi, non in grado di sviluppare una risposta immunitaria adeguata dopo la vaccinazione. Si tratta, in particolare, dei pazienti trapiantati, affetti da patologie onco-ematologiche, in trattamento chemioterapico attivo", spiega Giovanni Di Perri, Professore Ordinario di Malattie Infettive all'Università di Torino. I due anticorpi "sono stati ottimizzati per estenderne la durata d'azione rispetto ai monoclonali convenzionali", sottolina Stefano Vella, docente di Salute Globale all'Università Cattolica di Roma. In questi pazienti fragili, avverte Saverio Cinieri, presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), "è necessario poter garantire una protezione supplementare al vaccino, anche considerando le basse percentuali di adesione alla quarta dose". È inoltre "incoraggiante che la combinazione di anticorpi abbia dimostrato di essere efficace e di neutralizzare anche il sottolignaggio BA.2 della variante omicron, molto contagioso", conclude Francesco Cognetti, Presidente di FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi).
   

- ESPERTA,SOLO 891 TRATTAMENTI CON MONOCLONALI A FRAGILI 

Sono 891 i trattamenti di profilassi pre-esposizione al Covid con la combinazione di anticorpi monoclonali tixagevimab e cilgavimab somministrati ai soggetti più fragili, per i quali la combinazione è indicata, secondo dati aggiornati al 19 maggio.
    Lo ha sottolineato Giovanna Scroccaro, della Direzione Farmaceutico Protesica - Dispositivi Medici della Regione Veneto, al convegno 'Covid-19, preveniamolo nei più fragili'. Si tratta, ha affermato, di "un numero limitato considerando che sono 20mila i trattamenti consegnati alle Regioni". "La Regione che ha effettuato il maggior numero di trattamenti - ha sottolineato Scroccaro - è la Lombardia con 235, e seguono il Lazio con 147, il Veneto con 97, la Puglia con 72 e la Toscana con 50 circa". Dunque, ha commentato, "sono numeri bassi rispetto a quanto preventivato. La ragione sta probabilmente anche nel fatto che l'avvio delle somministrazioni ai pazienti fragili indicati ha coinciso con l'avvio delle somministrazioni della quarta dose del vaccino anti-Covid. Ciò ha provocato un certo disorientamento e rallentamento nelle asl". Attualmente, ha aggiunto, è in atto un "progressivo richiamo dei pazienti".
    Si calcola, hanno rilevato gli esperti al convegno, che siano circa 150mila in Italia i pazienti fragili che hanno l'indicazione per poter usufruire del trattamento di profilassi pre-esposizione al Covid con la combinazione di anticorpi monoclonali. Un'altra criticità segnalata dagli esperti è che, ad oggi, per accedere al farmaco è necessario un test sierologico negativo, tuttavia "la presenza di un titolo anticorpale - avvertono gli specialisti - non assicura la reale protezione dal virus e da ciascuna delle sue varianti circolanti. Sono diversi infatti i gruppi di popolazione che rimangono a rischio di Covid-19, perché non possono vaccinarsi oppure perché immunocompromessi e, quindi, non in grado di sviluppare una risposta immunitaria adeguata dopo la vaccinazione". Da qui la richiesta di un più ampio utilizzo del farmaco di profilassi pre-espozione al Covid per i soggetti che hanno una indicazione all'utilizzo.
   

- SILERI, 'PRONTI AD AFFRONTARE ALTRE ONDATE MA IMPROBABILI. CAUTELA IN FASE DI TRANSIZIONE. PROTEGGERE ANZIANI E FRAGILI CON    VACCINO E CURE'

"E' importante diffondere un messaggio di prevenzione, cultura sanitaria, e far sapere che lo Stato e le istituzioni ci sono a più livelli e che saremo pronti ad affrontare eventuali altre ondate di Covid che pur tuttavia, sebbene recrudescenze in atto in alcuni paesi asiatici, rappresentano qualcosa che da noi non credo che accadrà avendo un numero altissimo di persone vaccinate e una consapevolezza ben diversa da chi ha cercato una politica Covid-zero". Lo ha affermato il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri intervenendo al convegno 'Covid-19, preveniamolo nei più fragili' promosso da Federanziani. "E' vero che abbiamo respinto finalmente grazie alla vaccinazione gli attacchi del Covid, ma è pur vero però - ha sottolineato Sileri - che in questo momento di transizione dobbiamo fare maggiore attenzione, perchè passando dalla fase di pandemia verso la fase di endemia potrebbero essere tralasciate, rimanendo indietro, una parte di quelle buone abitudini che ci hanno consentito finora di vincere questa guerra. Un esempio su tutti è la necessità delle terze dosi e purtroppo poche persone le stanno facendo, cosi come le quarte dosi. Ciò significa rischiare di essere impreparati quando magari nei prossimi mesi il virus circolerà di più". E' proprio la fascia più anziana della popolazione, ha aggiunto, "che ha pagato il prezzo maggiore al Covid e che va più protetta, cosi come i soggetti fragili: la proteggiamo con la vaccinazione ma la proteggiamo anche garantendo cure innovative che oggi abbiamo e quella continuità di cure o di prevenzione che invece durante il Covid è venuta in alcuni casi meno". 
   

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