Motociclista scarta auto e finisce a terra, no a risarcimento

Per Cassazione in assenza di urto va dimostrata causa-effetto

Redazione ANSA ROMA

Un motociclista che finisce a terra per scansare un'auto corre il rischio di doversi pagare da solo le spese di riparazione della sua due ruote. Con l'ordinanza numero 19282 del 15 giugno, la VI Sezione Civile della Corte di Cassazione ha sentenziato la non automaticità del 'concorso di colpe' nel caso, appunto, un centauro si ritrovi gambe all'aria per evitare uno scontro.
    "La giurisprudenza - si sottolinea nella sentenza - ha infatti stabilito che la presunzione di pari responsabilità nella causazione di un sinistro stradale, prevista dall'art. 2054, comma secondo, Codice Civile, è applicabile, di regola, soltanto quando tra i veicoli coinvolti vi sia stato un urto. Tuttavia, anche quando manchi una collisione diretta tra veicoli, è consentito applicare estensivamente la suddetta norma al fine di graduare il concorso di colpa tra i vari corresponsabili, sempre che sia stato accertato in concreto il nesso di causalità tra la guida del veicolo non coinvolto e lo scontro".
    Alla luce di questo pronunciamento la presunzione del concorso di colpe - chiariscono gli esperti del periodico online All-In Giuridica del Gruppo Seac - si applica solo quando è stato accertato il nesso di causalità tra la guida del veicolo non coinvolto e lo scontro. Questa, per esempio, può avvenire tramite la ricostruzione effettuata dalle Forze di Polizia intervenute sul posto, con le dichiarazioni eventualmente sottoscritte dalle parti nel modulo di constatazione amichevole o attraverso le ricostruzioni dei periti in sede di giudizio, avvalorate da prove documentali e testimoniali.
    Nel caso giunto davanti agli Ermellini dopo le sentenze del Giudice di pace e del Tribunale di Teramo, un motociclista era finito per terra per evitare l'urto con un'auto, immessasi improvvisamente nella carreggiata che stava percorrendo. Dalle testimonianze raccolte, era emerso che il centauro era caduto appena toccati i freni, in concomitanza con l'immissione dell'auto, proveniente da destra. "Mancando ogni elemento in ordine alla velocità dei mezzi coinvolti - si sottolinea nella sentenza - ed essendo stata immediata la caduta della moto, la stessa poteva essere stata causata anche da un semplice sbandamento". Nel dibattimento, infatti, non è stata dimostrata alcuna violazione delle norme sulla sicurezza stradale da parte dell'automobilista che, quindi, è stato giudicato non responsabile della caduta del centauro. Quest'ultimo, quindi, si è ritrovato a pagare i danni subiti dalla propria moto e le spese per il giudizio in Cassazione.

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