L'Antitrust europeo vuole chiarimenti sulla fusione tra Fca e Psa

Sotto la lente minivan prodotti dalle due aziende automobilistiche

Amalia Angotti TORINO

L'Antitrust europeo vuole chiarimenti sulla fusione tra i gruppi Fca e Psa, prevista entro il primo trimestre del prossimo anno. "Il termine provvisorio per la decisione Ue è il 17 giugno", ha ricordato un portavoce della Commissione. Secondo le indiscrezioni rimbalzate da Bruxelles, l'Antitrust Ue ha chiesto a Fiat Chrysler e Peugeot maggiori garanzie per la salvaguardia della concorrenza in merito alla fusione da 50 miliardi di dollari. I chiarimenti richiesti dovrebbero riguardare i minivan prodotti dalle due aziende automobilistiche, che hanno una joint venture in Italia per i veicoli commerciali, la Sevel, in Val di Sangro, dove si produce anche il Ducato. Se i due gruppi non riusciranno a dissipare i dubbi entro mercoledì, Bruxelles potrebbe aprire un'indagine approfondita di quattro mesi sull'accordo Vede minori difficoltà sulla strada della fusione Dario Duse di Alix Partners, che sottolinea come Fca e Psa abbiano "perso in Borsa in maniera comparabile". "E' una fortuna per ridurre la complessità dell'operazione che stanno facendo", ha sottolineato.

    Sempre secondo Alix Partners, che ha presentato il Global Automotive outlook, i costruttori mondiali di auto confermeranno gli investimenti previsti sull'elettrificazione per 234 miliardi di dollari, mentre potrebbero ripensare i 60 miliardi previsti per la guida autonoma, dilatando i tempi. La situazione per i costruttori mondiali - spiega Duse - si stava deteriorando già prima del Covid, per un affievolimento dei volumi" e con l'emergenza "soltanto nel primo trimestre i profitti sono scesi del 54% per i produttori e del 57% per i fornitori, pur a fronte di volumi non ancora drammatici, in calo rispettivamente dell'11 e del 14%". Il secondo trimestre "sarà peggiore" e "tutta l'industria si è preoccupata di avere risorse finanziarie disponibili nel breve con un indebitamento salito del 35% rispetto al 2015 e dell'8% sul 2019". "Questo - prosegue Duse - mette in sicurezza la disponibilità di cassa delle aziende, ma andando avanti solleva il tema della capacità di servire il debito". Tra il 15 marzo e il 22 maggio l'industria ha aumentato la posizione debitoria di circa 52 miliardi, cosa che richiederà "maggiore disciplina di cassa, con politiche di investimento più oculate e azioni di riduzione dei costi per abbassare i livelli di pareggio, perché il periodo per tornare ai livelli del 2019 sarà relativamente lungo".

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