In aumento i gas serra per la produzione di energia elettrica

Secondo l'Ispra, l'incremento di attesta sul 4,4%

Redazione ANSA

Crescono le emissioni di gas serra nel 2019 per via dell’incremento di combustibili per l’energia elettrica. Così l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), nella stima tendenziale relativa alle emissioni per il secondo trimestre dell’anno in corso. “L’incremento stimato - spiega infatti l’Istituto - è principalmente dovuto alla crescita dei consumi di combustibili per la produzione di energia elettrica (più 4,4%), dovuta prevalentemente alla riduzione della produzione di energia idroelettrica e eolica, mentre risultano in decremento i consumi, e quindi le emissioni, di carburanti nel settore dei trasporti (meno 0,8%) e di gas naturale nel settore del riscaldamento domestico”. 

L'aumento delle emissioni di gas serra a fronte di una diminuzione del Pil è dovuto a un maggior uso di combustibili per la produzione di energia e, allo stesso tempo, di un decremento delle rinnovabili. Un disaccoppiamento 'al contrario' rispetto ai principi che ispirano lo sviluppo sostenibile; quello stesso sviluppo sostenibile che il premier Giuseppe Conte - come ha detto nel suo discorso sulla fiducia, delineando il programma del nuovo governo - vorrebbe facesse parte della nostra Costituzione.

In sostanza, il disaccoppiamento 'ideale', che sarebbe stato in linea con un 'Green new deal', avrebbe dovuto raccontarci di un taglio delle emissioni insieme a una crescita del Prodotto interno lordo del Paese: tradotto significherebbe portare avanti uno sviluppo 'sano', secondo un modello di decarbonizzazione dell'economia. La stima (relativa al secondo trimestre) tendenziale sulle emissioni al 2019 arriva dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e prevede un incremento rispetto all'anno precedente dello 0,8%, e una contemporanea diminuzione del Pil dello 0,1%. Una situazione, questa, che - avverte l'Istituto - mostra "un disaccoppiamento non troppo confortante tra l'andamento delle emissioni e la tendenza dell'indice economico" proprio "perché a un decremento del Pil è associato un incremento delle emissioni di gas serra".

Un campanello che risuona proprio per il governo, anche in vista della stesura della prossima Manovra, dal momento che gran parte delle sfide lanciate dalla nuova alleanza Pd-M5s-LeU sono a tinte 'verdi'. "E' per questo che noi vogliamo cambiare il paradigma - osserva infatti il ministro dell'Ambiente Sergio Costa - perché da un lato l'economia circolare e dall'altro il sistema della green economy tendono proprio in quella direzione; e cioè quella per cui devono diminuire le emissioni e deve aumentare il Pil". E la deputata di LeU Rossella Muroni, dopo aver messo in evidenza la "non facile impresa di questo inedito disaccoppiamento", rilancia sulla necessità "di rendere la nostra economia a basso tenore di carbonio; una priorità già dalla Legge di Bilancio", iniziando "a tagliare gli incentivi alle fonti inquinanti", introducendo "una fiscalità ambientale" e investendo "con maggiore convinzione sulle rinnovabili e sulle tecnologie innovative".

Ed è proprio nella tecnologia che potrebbe esserci la chiave: per il ministro Costa infatti è "il mondo che ci chiede la nostra tecnologia. E, questo è un modo per alzare il Pil dell'Italia. E' tutta green economy. Noi abbiamo le qualità, andiamo in quella direzione". Le emissioni di gas serra - viene spiegato dall'Ispra - sono infatti in crescita per via dell'incremento di combustibili per l'energia elettrica (più 4,4%) e per la riduzione di alcune rinnovabili, in particolare la produzione di energia idroelettrica ed eolica; la buona notizia è invece che sono in discesa i consumi, e quindi le emissioni, di carburanti nel settore dei trasporti (meno 0,8%) e di gas naturale nel settore del riscaldamento domestico.

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