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La scuola cambia: banchi singoli e turni. Cosa pensano i ragazzi? Le voci per ANSA LIFESTYLE

Agli alunni manca la classe e la nuova ‘scuola fuori da scuola’ piace a tutti. Boom partecipazione genitori

In aula con le mascherine foto iStock. © Ansa
  • di Agnese Ferrara
  • 20 luglio 2020
  • 11:46

Con il beneficio del dubbio (legato all'andamento della pandemia) la scuola a settembre sarà di sicuro un’altra. Distanziamento di un metro calcolato da ‘bocca a bocca’, banchi singoli, alunni immobili per ore, ricreazione difficile. Mascherine nelle zone comuni e, per le classi pollaio, probabile rientro su turni (anche pomeridiani) e in piccoli gruppi. E lezioni fuori dalle mura scolastiche. Presidi e regioni sono a caccia di aule alternative come cinema, parrocchie, caserme e tensostrutture da montare negli atri e dalla difficoltà da coronavirus nascono anche nuove idee di didattica diffusa per le città. Se ne discute da tempo, le istituzioni hanno delineato il quadro, redatto verbali di chiarimenti e presidi, docenti e genitori non sono rimasti a guardare. E gli alunni, cosa ne pensano? Promuovono la possibilità di fare lezione all'aperto, bocciano senza dubbio il distanziamento, i turni e il recupero delle lezioni il sabato che ritengono un sacro giorno di riposo, da rispettare. I ragazzi hanno voglia di ricominciare e di ritornare in classe, si legge sui forum e sulle chat dedicate alla scuola. Tutti vogliono rivedersi presto. Ecco alcune voci raccolte da ANSA LIFESTYLE

“Sarà difficilissimo realizzare le regole di distanziamento nelle nostre classi, - commenta Isabella D. 13 anni di Roma. “Mi manca moltissimo la mia classe, abbiamo interrotto le lezioni a marzo e poi più niente. Dubito che saremo capaci di stare lontani l’uno dall’altro all'interno dell'istituto che ha aule e corridoi abbastanza piccoli. Anche l'idea di fare la ricreazione fermi o chiusi in classe è deprimente. Inoltre molti di noi non riescono proprio a stare fermi e credo sarebbe stato meglio farci indossare la mascherina anche in classe invece che impartire regole di distanziamento così rigide. E se scappa uno starnuto dal banco? “. “L’idea dei turni e della divisione in gruppi non mi piace per nulla, - precisa Isabella. - Dopo l'isolamento da lockdown e questa estate in cui proseguono le regole del distanziamento continuare a dividerci ancora in autunno è per me la cosa peggiore e disorientante. Inoltre se le lezioni si terranno a turno includendo orari del pomeriggio questo ci precluderà l'avvio di altre attività extra scolastiche che reputo altrettanto importanti, come lo sport o il tempo libero. E’ invece meravigliosa l’idea di fare lezione fuori, in giro ad esplorare la città. Ci può aiutare ad apprendere meglio, è stimolante”.
Commenta Alessandro I., 12enne di Roma: “Sarà difficile mettere banchi singoli nella mia classe tenendo conto che siamo 25 alunni. Capisco la necessità del distanziamento ma temo che la nostra socializzazione calerà moltissimo col distanziamento, forse sarebbe meglio indossare le mascherine invece che separarci così? Penso anche a chi comincerà la scuola media questo anno, immagino sarà più difficile fare amicizie. E la ricreazione come sarà? Da noi non si usa l’atrio esterno e le pause si svolgevano lungo i corridoi. Resteremo seduti a ricreazione? L’idea di fare lezioni alternative in luoghi esterni all'istituto, al contrario, mi piace molto e già prima del coronavirus, quando uscivamo per delle gite culturali, l'apprendimento era migliore. L’idea dei turni invece, così come si dice, permetterebbe sì di avere più spazio ma ci separerebbe ulteriormente. Non mi piace, preferirei proseguire con le lezioni online avviate alla fine dello scorso anno piuttosto che dividerci. Ora non siamo più chiusi in casa come durante il lockdown e dopo le lezioni online potremmo incontrarci all’aperto con i compagni, fuori dalla scuola”.
“E’ necessario pensare alla nostra salute e a quella delle nostre famiglie perciò benvenute le precauzioni in classe perché il Covid non è passato, - afferma Nora M. , 12 anni, della capitale. – Vanno bene le mascherine, anche se quelle che proteggono davvero il singolo e le persone intorno sono costose e non tutti possono comprarle. Vanno bene anche il distanziamento e i banchi singoli, se ci proteggeranno anche se non so come li faranno entrare nella mia classe fatta di 25 studenti. Accetto anche i turni e, seppure temo che a settembre fioccheranno le verifiche che non abbiamo più potuto fare negli ultimi mesi, io non vedo l’ora di ricominciare, mi mancano molto i compagni e i professori e trovo molto interessante e da seguire l’idea di alternare le lezioni a scuola con quelle in giro per la città, pioggia permettendo”.
A nessuno dei ragazzi delle scuole medie interpellati dall’Ansa piace l’idea di recuperare le ore (eventualmente perse durante la settimana a causa di turni e divisioni) rientrando il sabato. Farebbero di tutto per evitarlo, perfino iniziare la scuola all'inizio di settembre o proseguendo con le lezioni per tutto il mese di giugno. Il sabato è ritenuto sacro.

Quanto ai genitori alla preoccupazione si associa la voglia di partecipazione: già durante la quarantena ci si è messi a disposizione per superare l'emergenza in piena scuola a distanza, ciascuno con la propria professionalità e ora la disponibilità di proietta verso il nuovo anno scolastico.
Al liceo classico Albertelli di Roma ad esempio c'è stato un boom di richieste di disponibilità da parte dei genitori per partecipare ai gruppi di lavoro per progettare il rientro, e così è in moltissime altre scuole. Secondo un sondaggio della scuola  risulta che il 68,2 % dei genitori si è detto preoccupato per l'anno scolastico concluso, il 59% si dice ancora molto preoccupato per la ripresa, il 20.9% lo è moltissimo e il 90% di loro ha dato la disponibilità a partecipare ad un gruppo di lavoro con la scuola per progettare il rientro. Lo hanno già fatto i genitori, gli insegnanti e la preside della scuola secondaria di primo grado Q.Visconti della capitale (l’edificio ha spazi ristretti e perciò inadeguati alla ripresa, come decide e decine di scuole) e il brainstorming ha fruttato una nuova modalità di didattica, battezzata ‘la scuola fuori dalla scuola’. Il modello prevede lo svolgimento di un congruo numero di ore, pari almeno al 20-30% del montante orario settimanale, fuori dall'istituto. Progetto fattibile per molte materie come storia, arte, scienze, musica, ginnastica, religione e alternativa, educazione civica) che potrebbero essere spiegate in spazi diffusi sul territorio.
In tutta Italia il periodo più nero della didattica moderna (quella svolta da casa) potrebbe divenire una occasione unica per percorrere nuove strade di insegnamento che puntino a formare competenze disciplinari trasversali oltre a quelle di cittadinanza attiva per i nostri figli. “La scuola deve riuscire a realizzare questa nuova didattica, che si diffonderà nelle strade della città, si contaminerà di bellezza e storia di ciascun angolo attraversato dagli occhi degli alunni” si legge nel report ‘rientrare a scuola in epoca Covid-19’ dell'istituto Ennio Quirino Visconti di Roma.
La voglia di rientrare a scuola però cresce di giorno in giorno. Nonostante le incertezze sulla ripresa, infatti, gli studenti stanno già scegliendo zaini e astucci e le vendite dei diari scolastici ha appena subito una impennata del 32% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Seppure superati dai registri elettronici, i diari restano ottimi compagni di banco e perfino simboli delle diverse community fra bambini ed adolescenti. I nuovi modelli sono anche personalizzati a monte connettendosi con piattaforme di co-creazione online (come http://diario.scuolazoo.com).

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