Società & Diritti

Reportage da Ithra, luogo simbolo dell'Arabia che cambia

Diretto da una donna, il primo centro con cinema, teatro, musei

Ithra, primo centro multiculturale Arabia Saudita © ANSA
  • di Alessandra Magliaro
  • KOBHAR (Arabia Saudita)
  • 26 ottobre 2019
  • 16:09

KOBHAR (Arabia Saudita) - C'è un luogo simbolo dell'Arabia Saudita che cambia. Le donne hanno ora la possibilità di prendere la patente, viaggiare da sole non dovendo più chiedere al 'guardian' (padre, marito o tutore) il documento e dunque l'autorizzazione per poter ad esempio alloggiare in un hotel, scegliere se coprirsi completamente il corpo con la tradizionale abaya nera chiusa lasciando solo gli occhi scoperti o indossare abiti aperti davanti, giacche lunghe pur nell'ambito di un stile 'pudico', 'modesto'. Elementi questi di un cambiamento visibile agli occhi occidentali, ma c'è un ambito culturale altrettanto significativo. Nella zona orientale del paese, affacciata sul Golfo Persico, lontano oltre 400 km dalla capitale Riyadh e 1375 km da Jeddah, c'è quella che ha tutta l'aria di essere una 'cattedrale nel deserto': Ithra, un edificio avveniristico, enorme, ambizioso sin nella costruzione enorme.

E' una sorta di 'culla' del cambiamento: è il primo e unico centro multiculturale dell'Arabia Saudita, dentro ha un cinema da 300 posti, un enorme teatro, un'area per spettacoli di 1600 metri quadrati, una biblioteca tutta a vetri, interattiva, con 250mila titoli in arabo e inglese disposta su tre piani, un museo per bambini, un museo di arte antica e contemporanea, ristoranti e un Idea Lab che lavora sull'innovazione. Bisogna ricordare che, per 35 anni, per motivi fondamentalmente religiosi, in Arabia Saudita i cinema sono stati chiusi e che solo da un anno hanno cominciato a riaprire, ancora pochissimi, sebbene i piani di sviluppo prevedano 40 cinema in tutto il regno nei prossimi 5 anni.

Ithra, costruito in 10 anni e inserito dal Time tra i 100 posti da visitare nel mondo, aperto un anno fa, è diventato un hub, un laboratorio che in poco tempo ha attirato due milioni di persone. Ed è stato fondato ed è diretto da una donna, Fatmah Al-Rashed. "Ithra - ha detto in un'intervista all'ANSA - è un luogo iconico di quanto sta accadendo nel mio paese ed in poco tempo è diventato un centro incredibile di sviluppo. E' il riflesso perfetto di quello che accade. Aver avuto l'ambizione di pensarlo, la possibilità di realizzarlo e vedere affollato di persone è un sogno avverato". Il pomeriggio si vedono famiglie intere in visita, scolaresche, turisti sauditi e qualche straniero ma soprattutto si vede il cambiamento sociale: studentesse con i capelli colorati di blu come in una città occidentale, ragazze con il capo scoperto e in jeans e spolverino, altre velate da capo a piedi.

Il palinsesto di Ithra è votato alla multiculturalità: sono moltissimi gli spettacoli stranieri in programma, di teatro piuttosto che di musica classica o di lirica (è stato applaudito un Rigoletto dell'Orchestra della Scala il 27 settembre scorso) accanto a quelli sauditi. Robert Frith, che dirige l'Idea Lab, è un giovane londinese e da quattro anni lavora qui, la sua figlia più piccola è nata a Dammam ed è molto coinvolto nel programma innovativo e nello staff multiculturale del centro. In questo periodo c'è il Tanween, il festival della creatività dove talenti di tutto il mondo e di ogni settore, dall'ex nazionale francese ora allenatore del Monaco Thiery Henry al direttore del Mit Media Lab Nicolas Negroponte. "Conoscenza, creatività, multiculturalità sono i motori di qualsiasi nazione che voglia svilupparsi", aggiunge Fatmah Al-Rashed, studi di architettura e arte completamente in Arabia, un padre aperto e visionario 50 anni fa. "Ad Ithra pensiamo che questo impatto così forte sia uno stimolo, persino una provocazione, oltre che una fonte di ispirazione. Questa è una nazione giovane, il 65% della popolazione ha intorno ai 20 anni e questo luogo è una fonte". Finanziato dalla compagnia petrolifera Saudi Aramco, l'avveniristico Ithra tra la sabbia del deserto, costruito dallo studio norvegese Snohetta, è intitolato al re Abdulaziz. Suo figlio, il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, 32 anni, è l'artefice principale del cambiamento. "Non è una rivoluzione, tutto questo è cominciato da qualche anno, ma solo ora le leggi sono state varate conclude Fatmah Al-Rashed - e sono fiduciosa che anche le famiglie più conservative del Regno siano spinte al cambiamento". 

  • di Alessandra Magliaro
  • KOBHAR (Arabia Saudita)
  • 26 ottobre 2019
  • 16:09

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