Società & Diritti

Il rifugiato Mohamed: "voglio ridare il bene avuto qui"

Dalla Costa d'Avorio alle prigioni in Libia e al naufragio, la sua storia nel libro 'In mezzo al mare'

Mohamed foto ANSA di Mauretta Capuano © ANSA

 Ha lasciato la Costa d'Avorio nel 2003, dopo la morte dei suoi genitori, uccisi da una bomba. Ha raggiunto le coste libiche, è stato imprigionato per 5 mesi e a 15 anni Mohamed ha attraversato il Mediterraneo rischiando di annegare in un barcone alla deriva. E' stato rinchiuso in un campo profughi a Malta e nel 2010 è arrivato in Italia e ha dormito per alcuni mesi alla Stazione Termini di Roma con i senzatetto. Di tutte queste sofferenze dice oggi che "sono anche delle opportunità" e che ha "sempre cercato di pensare alle parti positive delle enormi difficoltà che ha vissuto". Ma, soprattutto "voglio restituire il bene che ho ricevuto" spiega all'ANSA alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna, dove per la prima volta incontrerà la canadese Mary Beth Leatherdale, presidente di Ibby Canada, autrice del libro 'In mezzo al mare', (Il Castoro), con le illustrazioni di Eleanor Shakespeare, realizzato in collaborazione con la Biblioteca Ibby di Lampedusa, a cui sarà devoluto 1 euro di ogni copia venduta.

Il libro raccoglie cinque storie vere di giovani rifugiati da Ruth, in fuga dalla Germania nazista a Mohamed che oggi, a 26 anni, vive a Roma dove lavora come portiere in un albergo e nel tempo libero fa il fotografo di strada. "Alcune mie foto - dice sorridendo Mohamed - saranno esposte in una collettiva alla prossima Biennale di Venezia. Non pensavo di fare il fotografo ma è stato un modo di documentare quello che ho vissuto" racconta in un buon italiano che ha imparato, insieme alla fotografia, grazie a Civico Zero, il centro di accoglienza per migranti non accompagnati dove è stato accolto e dove ora insegna ai ragazzi a fotografare. "Ho creato anche un laboratorio in Africa e ogni anno vado due tre mesi in Mali e in Kenya per fare workshop di fotografia" spiega. "Condividere le storie è importantissimo ed è stato emozionante incontrare Mary Beth Leatherdale" dice Mohamed. E racconta che la cosa più difficile per chi se ne va "è vivere in una terra dove non sei nato e cresciuto. Prima di chiedersi perchè le persone vengono in Europa bisognerebbe domandarsi perchè lasciano la loro casa. Nessuno se ne va con piacere da dove è nato. Se lo fa è perchè lì non più stare. Io ho sempre mantenuto la mia dignità e non ho mai pensato, anche nei momenti più tragici, che non avrei fatto più niente di buono. Me lo hanno insegnato i miei genitori a essere cosi', con il loro esempio prima che con le parole" dice.

"La vita di Mohamed è ancora in fase di sviluppo, potrebbe essere mio figlio e penso spesso al suo futuro. I protagonisti delle altre storie che ho raccontato si sono tutti più o meno integrati nei posti in cui si trovano" spiega all'ANSA la Leatherdale che ha raccolto queste storie per "dare un contributo storico. Volevo far vedere che può capitare a qualsiasi famiglia, in circostanze diverse, di dover lasciare la propria terra". Ecco così Phu, che se ne va dal Vietnam del Sud alla fine della guerra. Josè che si imbarca per non vivere più nella Cuba di Castro. Najeeba, fuggita dall'Afganistan per salvarsi dai talebani. Ad unirli è un unico filo rosso: i protagonisti sono stati migranti per mare da bambini e ce l'hanno fatta. L'autrice canadese è andata alla ricerca di queste testimonianze, tramite ONG, giornalisti, volontari e associazioni. "La storia di Najeeba la ho trovata sul sito di Amnesty International australiano e quella del vietnamita Phu su un sito di storia orale della California mentre di Jose, il cubano avevo visto un documentario realizzato da lui. Ho voluto raccontare in modo semplice, senza fare discorsi morali o politici. Ho voluto dar voce ai fatti, al lato umano di queste storie" sottolinea l'autrice canadese emozionata di aver incontrato, a Bologna, uno dei protagonisti, Mohamed.

  • di Mauretta Capuano
  • BOLOGNA
  • 04 aprile 2019
  • 13:34

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