A Viterbo "La trilogia del giudicare"

Tris di alti magistrati, presiede accademico Lincei Irti

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 18 OTT - All'Università della Tuscia, a Viterbo, va in scena "La trilogia del giudicare" con un tris di alti magistrati: il vice Presidente della Corte Costituzionale Aldo Carosi, il Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione Giovanni Mammone, il presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi. A presiedere la sessione l'Accademico dei Lincei Natalino Irti. Dopo l'apertura dei lavori con i saluti del Rettore dell'Università della Tuscia, Alessandro Ruggieri e del sindaco di Viterbo, Giovanni Arena e del prof. Edorado Chiti,la presidente del tribunale di Viterbo, Maria Rosaria Covelli ha sottolineato come l'iniziativa di oggi "rappresenta un proficuo esempio di collaborazione tra le Istituzioni sul territorio, per discutere sulla prevedibilità delle decisioni giudiziarie, sul ruolo e l'efficacia del precedente giurisprudenziale e sulla utilizzazione nell'ambito della giustizia civile e penale degli strumenti informatici e algoritmici al fine di governare l'incertezza del diritto, che è alla base della tutela dell'affidamento dei cittadini e del principio costituzionale di uguaglianza davanti alla legge". Il Procuratore di Viterbo Paolo Auriemma, nei saluti introduttivi dall'Auditorium dell'Università della Tuscia, rivolgendosi ai giovani dell'ultimo anno del liceo ha sottolineato che "la giustizia è il vero momento evolutivo della collettività. Il mestiere del magistrato oggi si è evoluto e bisogno attuarlo con gli strumenti moderni, anche quelli informatici". Il Presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi, intervenuto sul tema della prevedibilità delle decisioni ha evidenziato come "l'argomentazione giuridica sia diventata centrale nell'età dell'incertezza. L'argomentare serve a ridurre la distanza tra la norma e la sua interpretazione; serve a legittimare la decisione e lo stesso giudice che l'ha adottata; serve a rendere più determinato il modello normativo aperto; serve a fronteggiare l'incertezza attraverso il dubbio che non arresta il processo ma sfocia nella sentenza". "Del resto -ha concluso il Presidente Patroni Griffi- si consideri che il giudice, per l'utente finale del servizio giustizia, è l'organo giurisdizionale, non la persona fisica, sicché quel che per noi magistrati è garanzia di indipendenza funzionale e di autonomia di giudizio, per il fruitore del sistema giustizia è, a fronte di pronunce divergenti in fattispecie identiche, "una sorta di sdoppiamento della personalità, cioè un caso di schizofrenia clinica".
    Nel pomeriggio interverrà il Consigliere laico del Csm Filippo Donati sul tema "dei possibili utilizzi dell'intelligenza artificiale nel sistema giudiziale".
    L'intervento analizzerà, in prospettiva futura, i vantaggi e i rischi connessi all'impiego anche nel processo di tecnologie oggi comunemente utilizzate in altri settori.(ANSA).
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA