Trivelle: ong, prorogare blocco delle nuove autorizzazioni

"Scade 30/9: il Pitesai non ci sarà, le procedure ripartiranno"

Redazione ANSA ROMA

Greenpeace Italia, Legambiente e WWF chiedono in un comunicato congiunto al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, di prorogare il termine per l'adozione del Piano nazionale sulla ricerca ed estrazione di idrocarburi, il Pitesai, che oggi è al 30 settembre, e quindi anche il blocco delle autorizzazioni per nuove concessioni, in vigore fino alla stessa data.

Secondo le ong, la redazione del Pitesai è ancora molto indietro, e il documento non potrà essere pronto per la data fissata. Se la scadenza non sarà prorogata, in assenza del Piano si rimetteranno in moto le procedure di autorizzazione per nuovi pozzi, che oggi sono bloccate.

"I tempi per il perfezionamento della procedura di Valutazione Ambientale Strategica - scrivono le ong - e i contenuti del cosiddetto Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee - PiTESAI sono poco credibili e censurabili, e rendono sempre più certa l'ipotesi che, in assenza dell'adozione del Piano entro il 30 settembre, si rimettano in moto i procedimenti autorizzativi vecchi e nuovi (compresi quelli di Valutazione di Impatto Ambientale) per la prospezione e ricerca degli idrocarburi, sospesi sino a fine mese".

"Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia - prosegue la nota - chiedono al Ministro della Transizione Ecologica un provvedimento urgente di proroga del termine del 30/9 per l'adozione del PiTESAI, se non si vuole trasformare un processo e un Piano atteso dal 2018 in una farsa, che rende poco credibili gli impegni per la decarbonizzazione al 2030 (-55% delle emissioni di gas serra) e per la neutralità climatica al 2050, assunti dall'Italia con l'Europa e indicati come priorità nel PNRR".

Le tre associazioni chiedono che il PiTESAI "dia chiare indicazioni per cessare subito il rilascio di nuove autorizzazioni per coltivazioni di idrocarburi a terra e a mare e indichi un termine ultimo per chiudere qualsiasi attività estrattiva (come fatto per legge da Francia e Danimarca".

Inoltre chiedono che il Piano "non avalli il riutilizzo dei pozzi e delle piattaforme per lo stoccaggio e la cattura di CO".

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