Siani: due libri per ricordare cronista ucciso da camorra

Volumi in edicola con Il Mattino e La Repubblica

(ANSA) - NAPOLI, 18 SET - Venticinque anni e un sogno: fare il giornalista. Un sogno interrotto dalla camorra che la sera del 23 settembre 1985 uccise Giancarlo Siani, cronista de Il Mattino, per i suoi articoli sul clan Gionta e la commistione di interessi tra autorità locali e criminalità organizzata, negli appalti pubblici per la ricostruzione post terremoto del 1980.
    A 35 anni dalla sua morte, per ricordare l'impegno del giornalista, ci sono due libri. Il primo è "La stampa addosso.
    Giancarlo Siani la vera storia dell'inchiesta", del magistrato Armando D'Alterio, che fece luce sul delitto, edito da Repubblica in collaborazione con Guida editori, in edicola con il quotidiano; il secondo è "Giancarlo Siani - Giornalista giornalista", una antologia degli articoli pubblicati su Il Mattino tra il 1980 e il 1985, e contiene 33 articoli tratti dal volume Giancarlo Siani. Le parole di una vita. Gli scritti giornalistici', a cura di Raffaele Giglio, Iod Edizioni.
    L'Ordine dei giornalisti della Campania e quello nazionale consegneranno alla famiglia del giornalista assassinato dalla camorra il tesserino da professionista.
    Oggi, in occasione della presentazione dell'antologia, il direttore de Il Mattino, Federico Monga, ha evidenziato che "fu un errore prima di tutto professionale non assumere Giancarlo".
    "Lui andava dritto alla notizia, alla denuncia - ha affermato - non si nascondeva dietro le parole per dire e non dire". "Sono trascorsi 20 anni dalla sentenza passata in giudicato - ha detto D'Alterio - non parlo a caldo di me e dei miei processi, ma ho sentito il dovere di farlo per contribuire a diffondere il messaggio di verita' di Giancarlo Siani". Per Federico Cafiero De Raho, procuratore nazione Antimafia e Antiterrorismo, "Giancarlo è un giornalista che ha portato avanti una scuola, senza saperlo ha insegnato a tutti come si fa il giornalismo".
    "Mio fratello - ha concluso Paolo Siani, il fratello di Giancarlo - guardava il male negli occhi, era nei vicoli Torre Annunziata, ma anche nei palazzi del potere e lui lo scriveva".
    (ANSA).
   

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