Orlando sulla prof trans suicida: inaccettabile discriminare

'In nome del conformismo benpensante c'è la lapidazione quotidiana'

di Domenico Palesse ROMA

"È inaccettabile che in Italia una lavoratrice o un lavoratore subisca discriminazioni sul luogo di lavoro per la propria identità di genere, così come per qualsiasi altro elemento della propria identità sessuale o per tutto ciò che non ha a che fare con la prestazione lavorativa". Così il ministro del lavoro Andrea Orlando in un lungo post dedicato alla morte di Cloe Bianco

"A qualsiasi insegnante, a qualsiasi lavoratore o lavoratrice che ha rivelato o ha paura di rivelare una parte così importante di sé, voglio ribadire con fermezza: il Ministero del Lavoro è dalla vostra parte", ha sottolineato Orlando

"Il possibile d'una donna brutta è talmente stringente da far mancare il fiato", ha scritto Cloe nel suo testamento - riporta Orlando - Quel 'possibile' ha la dimensione del camper in cui viveva e dentro il quale ha deciso di porre fine alla sua vita. Quel camper è anche il perimetro dei nostri pregiudizi, della nostra superficialità, della scommessa che si perde quando scegliamo il disprezzo per compiacere l'ignoranza. Ignoranza verso chi è giudicato diverso, verso chi, invece, vuole soltanto vivere ed essere accolto e rispettato come persona".

"Questo chiedeva Cloe. Era davvero così terrificante? Era troppo chiedere di essere accettata per ciò che si sentiva di essere? Ancora, per troppe persone, purtroppo, sì. Troppo forte il peso dei pregiudizi, troppo comoda la spirale del silenzio che spinge a conformarsi alle opinioni dominanti. Una spirale che ha spinto Cloe ai margini, l'ha rinchiusa in un camper, l'ha isolata sul luogo in cui svolgeva il suo lavoro, una scuola. Il lavoro che dovrebbe essere il luogo della solidarietà, dell'inclusione e della dignità è diventato l'anticamera di quel camper. Nessuno può dirsi innocente", sottolinea il ministro.

"Chi semina l'odio, chi lo coltiva, chi lo fa fruttare come putrida rendita. Ma anche noi che non abbiamo saputo contrastarlo, che accettiamo questa malapianta cresciuta in fretta come una cosa con cui convivere - continua - Non c'è, non dico l'accettazione che dovrebbe accompagnare questo tempo che ha dalla sua la conoscenza del profondo, ma neppure la pietà o la sospensione del giudizio dei nostri padri e dei nostri nonni. In nome dei valori, dell'identità, del conformismo benpensante, c'è la quotidiana lapidazione, la derisione vigliacca o l'invettiva sorda e cieca, magari digitale, perché non sa sentire né vedere il tumulto delle anime, dei sentimenti, della fatica di vivere e di capirsi. Questo cara Cloe non è soltanto brutto, è precisamente l'orrore. Che la tua morte ricordi che non possiamo accettarlo".

 

Uil: il ministero dell'Istruzione è colpevole, faccia un'indagine
"Il ministero dell'Istruzione è colpevole in quanto è stato complice di quanto accaduto: ha sospeso Cloe Bianco dall'insegnamento, mettendola a lavorare nelle segreterie, non ritenendola più in grado di insegnare e colpendola come fosse una malata sociale. Ora dovrebbe fare una indagine e capire che gli errori si devono ammettere, anche quelli passati, per evitare che la scuola si faccia condizionare dagli stereotipi e che fatti del genere si ripetano". A dirlo all'ANSA è Pino Turi, segretario generale Uil Scuola. "La scuola deve garantire libertà, deve aprire le menti, deve essere immune dai condizionamenti", conclude.

 

I FATTI E LE POLEMICHE

Il suo corpo carbonizzato è stato ritrovato quattro giorni fa all'interno del suo camper, la sua "piccola casa su quattro ruote" come la chiamava lei. Aveva deciso di togliersi la vita dopo anni di sofferenze e pregiudizi, uccisa da quella transfobia che aveva devastato la sua esistenza.

Ieri sulla memoria di Cloe Bianco, insegnante transgender allontanata dal suo posto di lavoro dopo il cambio di sesso, si è abbattuta l'ennesima dichiarazione choc di Elena Donazzan, l'assessore alle Pari Opportunità della regione Veneto che già in passato aveva criticato il caso sui suoi social, ieri chiusi ai commenti che stavano inondando la sua pagina. "E' sconvolgente che il movimento Lgbt stia usando la morte tragica di una persona per fare una polemica politica - afferma in un'intervista a Radio 24 -. Io credo che chi ha lasciato solo il professor Bianco sia proprio il movimento Lgbt".

Nell'intervista l'assessore ha continuato a parlare al maschile della professoressa transgender, etichettandola per l'ennesima volta come 'un uomo vestito da donna'. Per Donazzan - che ha denunciato insulti e minacce sui propri profili - "sentire la propria sessualità in modo diverso, particolare, omosessuale, transessuale è una cosa, ma non è la scuola il luogo della ostentazione perché di questo si trattò". "Perché dire che si è omosessuali è una affermazione - ha aggiunto -, presentarsi in classe, perché questo accadde, con una parrucca bionda, un seno finto, una minigonna ed i tacchi è un'altra cosa".

E proprio dalla scuola - l'istituto di Agraria "Scarpa-Mattei" di San Donà di Piave - arrivano le parole di una studentessa che proprio ai social ha affidato il suo pensiero sulla tragica morte della docente. "Era la mia professoressa - ricorda Sara - e la cosa peggiore è che i genitori in primis erano delle merde che la vedevano come un fenomeno da baraccone facendo code lunghissime ai colloqui con lei (cosa che prima non succedeva mai) solo per vederla di persona e poi deriderla".

"Purtroppo - continua - la mia scuola aveva professori e preside compresa che non aveva tatto nelle cose, sono stati i primi a parlarne con disprezzo".

Tra i commenti al post spunta anche quello di una commessa di un negozio di scarpe, dove si serviva Cloe Bianco. "Avevo come cliente una SIGNORA felice perché avevamo scarpe coi tacchi fino al 44 - ricorda -. Il mio datore non la salutava, le mie colleghe me la 'rifilavano'. Ben contenta di metterle la scarpetta come Cenerentola e la trattavo come una vera principessa".

E, proprio per rendere omaggio alla memoria della professoressa, ieri decine di professori, studenti e attivisti si sono ritrovati davanti la sede del Ministero dell'Istruzione per chiedere che "non accada mai più". Chiaro il messaggio scritto in maiuscolo su uno dei tanti cartelli: "Liberiamo la scuola dalla transfobia", l'odio che ha ucciso Cloe Bianco.

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