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Intervista alla CEOforLIFE Tiziana Mele, Managing Director, Lundbeck Italia

Instancabilmente dedicata alla salute del cervello affinché ogni persona possa essere al proprio meglio, l’azienda investe ogni anno circa il 20% dei ricavi in attività di ricerca e sviluppo per farmaci innovativi e lavora concretamente sulle tematiche ambientali, ad incominciare dal risparmio energetico fino al tema dei residui farmaceutici e della chimica green.

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Dott.ssa Mele, partiamo dal valore aggiunto di far parte della Community dei CEOforLIFE: in che modo questa partecipazione contribuisce ad accelerare e diffondere i vostri progetti di sviluppo sostenibile?

“L’obiettivo di sviluppo sostenibile numero 3 dell’ONU, cioè quello legato appunto a Salute e Benessere, è prioritario per Lundbeck e in linea con il nostro impegno quotidiano. Infatti, da oltre 70 anni a livello globale, ci dedichiamo instancabilmente alla salute del cervello, fattore imprescindibile della salute complessiva della persona. Attraverso la Community CEOforLIFE cogliamo l’opportunità di condividere con altre importanti aziende le nostre iniziative di sostenibilità, facendo rete e contribuendo così attivamente ad una crescita collettiva più inclusiva ed a un futuro migliore”.

La novità del 2022 saranno i CEOforLIFE- Lundbeck Awards: in che modo questi premi promuoveranno l’inclusione delle persone con disabilità mentale?

“Insieme a CEOforLIFE abbiamo lanciato i “CEOforLIFE-Lundbeck Awards: la salute parte dal cervello”, un’iniziativa che mette a fattor comune progetti ed esperienze di aziende finalizzati a tutelare e promuovere la salute mentale e il benessere psico-fisico in contesti lavorativi. Preservare la salute mentale è fondamentale perché la salute mentale è un diritto che deve essere garantito a tutti in ogni luogo e in ogni momento, dunque anche sul lavoro. Impegnarsi attivamente in progetti in tal senso significa inoltre favorire una cultura aziendale inclusiva, in modo da non svantaggiare i più fragili. Con questo contest vogliamo infatti chiamare all’azione tutte le aziende italiane, raccogliere le best practice e metterle a fattor comune affinché ognuna possa imparare dall’altra e sempre più aziende si possano avvicinare al tema della salute mentale, superando stigma e pregiudizi e favorendo l’inclusione di tutti. Anche, ed è proprio questa la nostra priorità, di coloro che soffrono di disturbi mentali”.

Il progetto People in Mind, da poco premiato in occasione dei CEOforLIFE-ECI United Arab Emirates and Global Awards, come contribuisce al superamento dello stigma e dei pregiudizi legati al tema del disturbo mentale?

“People In Mind è un contest giunto quest’anno alla sua terza edizione, con l’adesione di oltre 400 persone da tutta Italia, che invita ad esprimere attraverso l’arte e quindi tramite la pittura, il disegno, la fotografia digitale e brevi cortometraggi, che cosa significhi “avere a mente” le persone che vivono con disturbi mentali. L’arte è un linguaggio universale, senza barriere, e come sappiamo è anche utilizzata come strumento riabilitativo nei centri di salute mentale. Proprio per questo, l’iniziativa è molto più di un contest artistico: vuole valorizzare anche l’impegno di tutte le associazioni del terzo settore che ogni giorno mettono al centro dei loro progetti le persone con disturbi mentali e/o le loro famiglie”.

Come funziona il concorso e quale è il valore aggiunto che porta?

“Il valore aggiunto di People In Mind è proprio il circolo virtuoso tra il concorso artistico e il concorso per il terzo settore. Ogni anno, infatti, le 24 opere finaliste decretate tali da una giuria di esperti, vengono vendute a scopo benefico e il ricavato di questa vendita viene devoluto all’associazione vincitrice del concorso per il terzo settore. Questo è il modo che abbiamo pensato per valorizzare insieme arte e impegno sociale e contribuire a una società più inclusiva e sostenibile. Ancora una volta a dimostrazione che solo insieme, unendo competenze e sforzi, possiamo raggiungere obiettivi ancora più alti, nobili e di sostenibilità, in questo caso sociale”

 

 

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