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Alta sostenibilità: Cop 26, in un mondo a infinite velocità bisogna correre

In Italia siamo ancora fermi sulle rinnovabili, c’è amarezza per la decisione di Glasgow sul carbone. Se ne è discusso su Radio Radicale nella rubrica ASviS condotta da Po, ospiti Federico, Armillotta, Pasotto.

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Si è conclusa sabato sera, 13 novembre, dopo un giorno in più di negoziati, la 26esima Conferenza Onu sul cambiamento climatico che ha visto la partecipazione di quasi 200 nazioni del mondo. I temi su cui si è focalizzata la Cop26 di Glasgow sono stati la finanza climatica e il mercato del carbonio, la trasparenza nel rendicontare le emissioni e gli “Ndcs” (impegni di riduzione delle emissioni che i Paesi presentano). Insomma, si puntava a definire quel “libro delle regole di Parigi” (Paris rulebook) che deve dare piena attuazione all’Accordo del 2015 che ha come obiettivo mantenere l’aumento medio della temperatura terrestre entro 2°C, facendo il possibile per stare al di sotto di 1.5°C (limite che la scienza consiglia di non superare per evitare i più gravi disastri imposti dalla crisi climatica).

Tenendo ben presente che il successo o l’insuccesso di una Cop è dato dalla forza del testo che scaturisce dalle negoziazioni, come è andata questa volta?

Se ne è discusso durante l’ultima puntata di “Alta sostenibilità”, andata in onda su Radio Radicale il 15 novembre e condotta da Ruggero Po con gli ospiti: Toni Federico (coordinatore del Gruppo di lavoro ASviS sui Goal 7 “Energia pulita e accessibile” e 13 “Lotta al cambiamento climatico”), Alex Armillotta (co-fondatore e Ceo di AWorld), Sofia Pasotto (Fridays for future Italia e membro del collettivo di giornalisti Destinazione Cop).

Per Federico “le aspettative erano alte, non credo che questa Cop passerà alla storia, ma non è stata un fallimento. Per dare un giudizio completo bisogna capire il meccanismo delle Nazioni unite e se pensiamo che il minimo comun denominatore è quello di 1.5°C, allora ci sono degli aspetti positivi. Voglio sottolineare, però, che la guida della lotta al cambiamento climatico è fuori da quelle stanze negoziali, la riscontriamo nelle imprese che vogliono cambiare e nella società civile che si batte per questi temi. Non è solo quello che è scritto nel patto di Glasgow che influenzerà i prossimi anni ma anche ciò che faremo, a cominciare dalle cose che deve realizzare un Paese come il nostro. Non è che siccome la Cop 26 ha lasciato aperta la decisione sul carbone allora noi possiamo costruire una centrale a carbone nei prossimi anni. In Italia siamo ancora fermi con le rinnovabili, e anche dai commenti della stampa sembra che il problema non sia nostro, ma non è così. Viviamo in un mondo a infinite velocità dove ognuno deve partecipare al cambiamento nel modo più veloce possibile. È questo quello che è indispensabile, ed è questo che darà anche vantaggio competitivo alle nostre aziende”.

“C’è un po’ di amarezza”, ha commentato Pasotto, “dobbiamo però restare positivi ed essere realisti. Qualche piccolo passo avanti c’è stato ma non è abbastanza. L’aver modificato all’ultimo il testo negoziale su richiesta dell’India sostituendo alla parola ‘fine’ quella di ‘riduzione’, in relazione all’abbandono del carbone, è stata una pillola amara da mandare giù”. La differenza tra bla, bla, bla e le cose che possono far sperare in un futuro migliore “è totalmente nell’azione”, ha poi detto Pasotto, “e nella volontà di impegnarsi. Durante la Cop abbiamo visto tante volte che i vari delegati avevano intenzione di agire, soprattutto i piccoli Stati che rischiano di finire sott’acqua. Sono loro che, infatti, hanno sottolineato che non hanno più bisogno di promesse e di parole, ma di fatti. Noi ragazzi ci affidiamo totalmente alla parole della scienza, alla quale proviamo solo a fare da megafono. Dobbiamo evitare il rischio greenwashing”.

Per Armilotta “il bicchiere è più mezzo pieno. Importante che si sia discusso sui concetti di compensazione e sulla strategia di net zero (neutralità climatica). Bisogna far sì che i Paesi mantengano gli impegni che si stanno pian piano assumendo. Altra cosa positiva è l’inserimento dei concetti di giustizia climatica nel testo, dove si menzionano gli impatti che i Paesi più vulnerabili subiscono. Un tema da discutere anche nei prossimi anni”. È stato poi affrontato il tema dei comportamenti individuali, se siano importanti o rischino di essere solo un elemento che ci distoglie dalle grandi soluzioni che devono essere applicate globalmente. “Far capire alle persone che le nostre azioni hanno un impatto è importante”, ha infine ricordato Armilotta. “Per esempio, una doccia breve ci fa risparmiare anche 50 litri di acqua e con un pasto vegano si possono risparmiare fino a 1000 litri di acqua e un chilo e mezzo di CO2. Con le nostre azioni possiamo quindi innescare un cambiamento. Non solo i governi, anche noi dobbiamo fare la nostra parte”.

 

di Ivan Manzo

 

RIASCOLTA L’ULTIMA PUNTATA – Alta sostenibilità: Cop26. Analisi di un accordo

 

Vai all'archivio delle puntate di Alta sostenibilità, la trasmissione di ASviS a cura di Valeria Manieri, Ruggero Po ed Elis Viettone, in onda il lunedì dalle 12:30 alle 13:00 su Radio Radicale.

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