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Insieme per la salute del futuro: sviluppo rigenerativo e benessere umano

Rafforzare la salute delle comunità, agire sulle disuguaglianze inasprite dalla pandemia, promuovere la salute e intervenire a livello globale: queste le principali proposte emerse nell’evento nazionale dell’ASviS sul Goal 3.

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Si è tenuto il 13 ottobre presso l’Auditorium del Palazzo delle Esposizioni di Roma e in diretta streaming l’evento nazionale organizzato dal Gruppo di lavoro dell’ASviS sul Goal 3 “Salute e benessere”, in collaborazione con Viatris in qualità di Tutor, dal titolo “Sviluppo generativo e benessere umano. Insieme per la salute del futuro”. L’evento, strutturato in tre macro sessioni dedicate alla salute delle comunità, alle condizioni di vulnerabilità e alla salute globale, è stata un’occasione per riflettere sull’impatto della pandemia sul Goal 3 e sugli altri Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030, e per proporre le giuste azioni da intraprendere per mettere le persone e la loro salute al centro del processo di ripresa dell’Italia e del mondo. In occasione dell’incontro è stato diffuso il manifesto “Insieme per la salute del futuro, che individua le aree su cui intervenire e avanza alcune proposte.

In apertura dell’evento, Fabio Torriglia, Country Manager di Viatris, ha dichiarato: “crediamo nella sanità non così com’è, ma come dovrebbe essere”. L’obiettivo di Viatris, ha spiegato Torriglia, è di consentire alle persone del mondo di vivere una vita più sana in ogni sua fase, attraverso l’accesso ai farmaci. Nella convinzione che le aziende possano davvero fare la differenza, lavorando per la salute dei pazienti, dei collaboratori e dell’ambiente, nonché sulla salute della comunità e la salute pubblica globale - ha concluso Torriglia -, Viatris si impegna per creare un cambiamento positivo e duraturo e per supportare concretamente gli Obiettivi dell’Agenda Onu 2030.

A prendere poi la parola è stata Laura Berti, giornalista e curatrice Tg2 Medicina 33 e moderatrice dell’evento, che ha esordito notando come la pandemia, pur avendo messo indubbiamente a dura prova il raggiungimento degli SDGs, rappresenti anche un’importante occasione: ha esacerbato così fortemente le disuguaglianze già esistenti - ha detto Berti - che non potremo più girare la testa dall’altra parte.

Walter Ricciardi, professore di Igiene e sanità presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e consigliere del ministro della Salute per la pandemia, ha rassicurato sull’attuale situazione dell’Italia in termini di copertura vaccinale e di pressione sugli ospedali, dichiarando come d’altra parte in altri Paesi la situazione sia ancora molto critica. L’iniziativa frammentaria delle singole nazioni – ha spiegato Ricciardi - deve lasciare spazio a un trattato pandemico globale, oggi sostenuto da 26 Paesi, tra i quali l’Italia, Paese in prima fila nella considerazione del vaccino come bene globale. Storicamente – ha notato Ricciardi -, l’Italia è diseguale sotto molti aspetti: l’aspettativa di vita, l’accesso ai servizi, la prevenzione. Le premesse per un miglioramento, pur presenti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) negli investimenti che finanzieranno ospedali e case di comunità, attrezzature e trasformazione digitale, non bastano: va tenuto in debito conto il problema della carenza di personale, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, della formazione. In particolare, ha sottolineato Ricciardi, nella Nadef (Nota di aggiornamento al Def) sono stati stanziati per il 2023 molti meno fondi rispetto all’epoca pre-pandemica. Ne deriva che “la pandemia ci ha dato una lezione in termini di impatto, ma non di scelte”. Oltre alla stipula di un trattato pandemico internazionale, fondamentale per obbligare i Paesi ad agire in modo adeguato, è necessario rafforzare, nonché rendere più trasparente e performante l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), e sospendere temporaneamente i brevetti e la proprietà intellettuale, aiutando altresì i Paesi poveri a produrre il vaccino. “Se non si farà questo” – ha concluso Ricciardi – “avremo aziende che faranno molti soldi e una pandemia che non si fermerà”. Ricciardi ha richiamato inoltre la necessità di definire piani strategici in grado di affrontare il problema del divario con il Sud, in particolare della mancanza di capitale umano e di specialisti e della difficoltà di erogare le prestazioni. Da questo punto di vista, il fatto che in Italia la Costituzione affidi le decisioni in modo esclusivo alle Regioni non aiuta: per questo – ha detto Ricciardi – sarebbe opportuno dare la possibilità allo Stato centrale di intervenire maggiormente, dal momento che anche le Regioni della parte più ricca del Paese hanno registrato livelli incredibili di mortalità durante il periodo pandemico. I cittadini – ha concluso Ricciardi - non si rendono conto di questa priorità, non scendono in piazza per la sanità, perché molto spesso la malattia si vive a livello individuale e familiare e non è elemento aggregante.

A introdurre la prima sessione dell’evento “Comunità rigeneranti” è stato Lucio Maciocia, della Società italiana di promozione della salute (Sips) Lazio, con un intervento dal titolo “Ri-generare il desiderio di salute di comunità”. La solidarietà – ha notato Maciocia – ha funzionato nella prima fase della pandemia, lasciando poi spazio a paure e difficoltà troppo spesso vissute nell’isolamento e nella solitudine. Dal punto di vista della salute mentale, sentirsi parte di una comunità è un fattore di protezione molto importante. Ne deriva l’importanza di creare reti di solidarietà, di lavorare insieme al terzo settore, di entrare in contatto con i servizi socio-assistenziali dei Comuni, di promuovere la cultura della partecipazione e coniugare l’innovazione tecnologica, per esempio lo sviluppo della telemedicina, all’attenzione per la risocializzazione dei piccoli centri, per l’accesso ai servizi e l’assistenza domiciliare – ha concluso Maciocia.

I temi toccati da questo primo intervento introduttivo della sessione sono stati approfonditi nella tavola rotonda “Salute e comunità. Empowerment e funzioni organizzative”. Silvia Di Passio ha parlato della sua esperienza come Community manager presso Sardarch, società cooperativa impegnata nella riattivazione dei territori in piccoli centri della Sardegna, quindi nella loro rivitalizzazione in termini di qualità della vita attraverso un coinvolgimento della popolazione. La pandemia – ha notato Di Passio – ha acceso un riflettore sui territori, di cui si parla troppo poco in un Paese come l’Italia, composto per il 70% da aree interne dove vive il 16% della popolazione. L’attenzione ai piccoli centri durante la pandemia – ha proseguito – è stata però caratterizzata da note troppo romantiche e idealizzate, perché se è vero che la qualità della vita nei piccoli centri è migliore per molti aspetti, è innegabile che permangono problemi strutturali fortissimi che riguardano la sanità, l’istruzione, i trasporti, le opportunità culturali, pur con le soluzioni migliorative offerte, a partire dal 2013, dalla Strategia nazionale per le aree interne. L’opportunità dei piccoli centri è accogliere nuovi cittadini temporanei, soprattutto giovani; ma quanto è sostenibile, per un giovane, rimanere nel lungo periodo nel piccolo centro? Quanto siamo disposti a mettere veramente il benessere al centro delle pianificazioni territoriali? Da questo punto di vista, ha concluso Di Passio, il lifelong learning è fondamentale per “riempire la parola comunità di significato”, per operare concretamente per la riattivazione sociale di gruppi di persone responsabilizzate, informate, che partecipino e avanzino proposte.

L’intervento di Liliana Ocmin, coordinatrice del Gruppo di lavoro dell’ASviS sul Goal 5 “Parità di genere”, si è incentrato sull’intensificazione delle diseguaglianze di genere e sul peggioramento della condizione femminile durante la pandemia, sia a livello occupazionale sia con riferimento al carico dei compiti di cura. Affrontare concretamente il tema della medicina delle differenze e del ruolo delle donne dal punto di vista della salute delle comunità – ha notato Ocmin - significa superare quel “welfare fai da te” che tampona il problema e lascia sole molte donne. La cura – ha concluso Ocmin – può essere volano dell’occupazione del presente e del futuro: da questo punto di vista, si rende necessario un investimento sul welfare di prossimità, sull’occupazione delle donne, sulla valorizzazione del mondo femminile dal punto di vista dello sviluppo del capitale umano.

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di Mariaflavia Cascelli

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