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Come migliorare le misure dello sviluppo sostenibile nei territori

È necessario disporre di più dati articolati per regioni e città per valutare gli obiettivi predisposti a livello nazionale e sovranazionale, promuovendo un dialogo con le realtà locali. Le indicazioni emerse dall’incontro promosso dal Gruppo di lavoro Indicatori con l’Istat.

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“L’Agenda 2030 non è un libro dei sogni, ma un manuale, che dà indicazioni puntuali e quantitative su Obiettivi precisi per raggiungere uno sviluppo sostenibile. Da ciò traggo l’importanza della statistica all’interno dell’Agenda 2030”. Manlio Calzaroni, referente del Gruppo di lavoro (Gdl) trasversale Indicatori per ASviS, introduce così l’evento nazionale “La misura dello sviluppo sostenibile nei territori”, organizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con Istat, tenutosi il 13 ottobre presso l’Auditorium del Palazzo delle Esposizioni di Roma e in diretta streaming. “Promuovere lo sviluppo sostenibile è una questione di misura. Sia a livello europeo, che nazionale, regionale, comunale, dove devono essere definiti obiettivi quantitativi, e poi azioni concrete. Per questo è importante creare matrici che permettano di collegare le azioni dei governi territoriali e nazionale con gli Obiettivi definiti nel panorama internazionale”.

Going local. “Lo sforzo in atto a livello regionale e locale è in sinergia con quello nazionale”, ricorda Mara Cossu, del ministero per la Transizione ecologica. “Ci stiamo avvicinando a un sistema in grado di valutare le azioni pubbliche, ma ci sono elementi che mancano e altri, già esistenti, su cui costruire un percorso”. Tra questi ultimi, Cossu indica: scelte strategiche, obiettivi strategici nazionali, strumenti di attuazione e e 43 indicatori per la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS). Cosa manca? “Dei target, ma soprattutto indicatori rivisti, aggiornati e associati agli Obiettivi”.

Cossu ha poi sottolineato i problemi strutturali nella definizione di alcuni indicatori validi: “Ad esempio, è difficile intercettare la peculiarità dei fenomeni ambientali, rispetto a quelli socioeconomici”.

Cossu ha poi aggiunto, trattando il tema del confronto con i sistemi territoriali, che “è emersa la necessità di trovare, lavorare e mettere alla prova gli indicatori, calibrando gli obiettivi locali e costruendo un profilo sintetico, funzionale sia per i decisori politici che per la comunicazione al pubblico. Going local vuol dire anche questo: abilitare i quadri statistici a livello locale, per scegliere gli indicatori più adatti”.

La rappresentazione della pandemia. “Le misure statistiche sono migliorate e aumentate in maniera consistente”, ha sottolineato Paola Ungaro di Istat, parlando dell’informazione statistica per i territori riguardo gli SDGs. L’Istat è infatti chiamato dalle Nazioni Unite a coordinare a livello nazionale la produzione di indicatori di sviluppo sostenibile, all’interno del framework di riferimento dell’Un Inter Agency Expert Group on Sustainable Development Goals (Un-Iaeg-SDGs).

“Quest’anno abbiamo tentato la prima rappresentazione dell’impatto della pandemia”, ha proseguito Ungaro. “Il grafico ci dice che, se rispetto a dieci anni prima il numero di indicatori in miglioramento, nel 2020, era il 60,5%, il numero di indicatori in miglioramento dopo il Covid-19 scende al 42,5%”. Ungaro ha sottolineato, inoltre, l’incidenza di indicatori in peggioramento nelle regioni del nord, in particolare nelle aree di istruzione, formazione e lavoro (nello specifico, diminuzione del tasso di occupazione, mancata partecipazione al mercato del lavoro, aumento del numero dei Neet, diminuzione della partecipazione alla formazione continua, incremento dell’incidenza della povertà assoluta o delle rinunce a prestazioni sanitarie, aumento della violenza sulle donne). “Questi dati ci confermano come l’impatto della pandemia sia stato superiore al nord”. Dunque, per Ungaro, bisogna “puntare sulle criticità territoriali, tenendo conto delle opportunità che il Pnrr fornisce per ridurre le disuguaglianze”.

La definizione delle strategie territoriali. Federico Olivieri, membro del Gdl trasversale indicatori di ASviS, ha illustrato il legame tra politiche locali e obiettivi dell’Agenda 2030, secondo le analisi portate avanti dall’Alleanza.

“L’ASviS ha recentemente presentato una ricerca innovativa e sperimentale sui Paesi del G20 rispetto agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Questa analisi ci ha parlato di confronto e sfide tra realtà diverse”. Ma anche nel Rapporto ASviS 2021, ha sottolineato Olivieri, aggiornando l’analisi sull’Unione Europea, è stato evidenziando come, nonostante l’Ue si proclami punta di diamante dello sviluppo sostenibile, “ci siano gravi ritardi rispetto all’Agenda 2030”. Inoltre, ha ricordato come, specialmente in Italia, “i Goal ambientali siano stati migliorati dalla pandemia. Questo fa capire quanto il nostro sistema economico sia insostenibile”.

Il supporto di ASviS, oltre ai già citati Rapporti, prosegue però anche con la collaborazione con enti territoriali, per definire strategie di sviluppo sostenibile. “Questo lavoro”, ha illustrato Olivieri, “si articola in più fasi”.

  1. Si parte dalla definizione del posizionamento del territorio rispetto all’Agenda 2030, individuando i punti di forza e debolezza.
  2. In seguito il decisore politico, rispetto al posizionamento territoriale e alle priorità, definisce gli obiettivi quantitativi da raggiungere.
  3. Vengono delineate le politiche per raggiungerli.
  4. Vengono coinvolti gli stakeholder e la cittadinanza per capire il loro posizionamento, stimolando la cooperazione per la definizione e il raggiungimento degli obiettivi.

È fondamentale territorializzare gli obiettivi”, ha aggiunto Olivieri. “Se L’Europa si dà obiettivi macro, è importante capire come gli Stati, le regioni e i comuni possano dare il loro contributo”.

Olivieri ha poi concluso elencando le criticità che si incontrano nel rapporto con gli enti territoriali, sottolineando una generale riluttanza ad accettare il posizionamento negativo del territorio, una diminuzione delle informazioni al diminuire della dimensione locali e, infine, la mancanza di politiche di lungo periodo per obiettivi sfidanti – come la neutralità carbonica, le fonti rinnovabili, il tasso di occupazione e la percentuale di laureati.

La misurazione territoriale dell’Ocse. Paolo Veneri, head of the Regional analysis and statistics unit per l’Ocse, ha proseguito trattando il tema della formazione del nuovo Oecd programme on a territorial approach to the SDGs, programma Ocse per definire il legame tra regioni e città metropolitane rispetto agli Obiettivi dell’Agenda 2030. 

Il piano si articola su tre linee guida.

  • Misurare il progresso di regioni e territori nel raggiungimento degli SDGs, assicurando la comparabilità massima tra territori misurati.
  • Promuovere un dialogo multilivello tra governi nazionali, territoriali, locali.
  • Condividere le buone pratiche.

“I criteri per la definizione degli indicatori si sono basati su tre ulteriori direttive: l’individuazione di criteri rilevanti a livello territoriale; la focalizzazione sui Paesi Ocse; la definizione di una chiara scala dell’unità territoriale di riferimento. Per questa ragione abbiamo elaborato due differenti scale: una regionale, l’altra per le città, principalmente le aree metropolitane”.  

“Abbiamo anche un sito”, ha aggiunto Veneri, “che serve a illustrare graficamente la distanza delle città rispetto agli SDGs”.

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di Flavio Natale

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