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Goal 12: serve superare la logica del solo profitto e sensibilizzare i cittadini

All’evento nazionale si è riflettuto sulla necessità di maggiore trasparenza informativa e sinergia produttori-consumatori. Gli strumenti legislativi ci sono, ma vanno rinforzati e accompagnati da scelte d’acquisto più consapevoli.

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“Impatto ambientale e sociale al centro della logica della produzione vuole dire che i modelli produttivi devono essere incentrati sul benessere delle persone nel rispetto dell’ambiente. In questo modo l’economia cambia profondamente”. Così Valentino Bobbio, coordinatore del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 12 dell’Agenda 2030 (Consumo e produzione responsabili), ha aperto i lavori dell’evento nazionale “Sistemi interattivi: fare “rete” dopo la pandemia per produzioni e consumi responsabili”, tenutosi l’8 ottobre presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma e in diretta streaming, nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile. L’incontro, che ha avuto come Tutor Camst e Granarolo, è stato organizzato dal Gruppo di lavoro dell’Alleanza sul Goal 12, autore anche del Position paper su “Produzione, consumo e finanza responsabili” che è stato pubblicato per l’occasione. Il documento, partendo da una sintesi di normative ed esperienze, avanza proposte operative per il contesto italiano.

Scarica il Position paper

 

Nel presentare alcuni dati relativi all’Obiettivo 12 riportati nel Rapporto ASviS 2021, pubblicato il 28 settembre scorso, Bobbio ha illustrato come l’Italia sia ai primi posti in Europa in termini di economia circolare, ma anche che servono politiche più incisive per raggiungere i target prefissati a livello internazionale. Alcune delle proposte dell’ASviS sul tema: porre l’impatto ambientale e sociale al centro dei modelli produttivi; introdurre sempre più nel mercato materie prime seconde e materiali da fonti rinnovabili; sensibilizzare maggiormente i consumatori sul loro potere di mercato; rafforzare il green e social public procurement per canalizzare investimenti più sostenibili. “Questi obiettivi richiedono un cambiamento di mentalità e di cultura e nuove capacità di gestione [da parte di chi fa impresa, ndr], ma serve anche una spinta dal basso.”

La sfida di cambiare facendo rete. Il primo panel, moderato da Eleonora Rizzuto, co-coordinatrice del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 12, è stato dedicato alla presentazione di alcune buone pratiche di organizzazioni che sono riuscite a creare sinergie virtuose con il territorio e i propri stakeholder di riferimento, nell’ottica del consumo e della produzione responsabili. Gianpiero Calzolari, in qualità di presidente di Granarolo, ha raccontato la sfida che la cooperativa si trova ad affrontare nel cercare di “tenere in vita” le imprese zootecniche, in questa fase di transizione ecologica, e al contempo aiutarle a mitigare l’impatto che esse producono. “Sono più di 700 gli allevamenti che abbiamo in tutto il Paese, abbiamo deciso di accompagnarli in questo processo di trasformazione”. Calzolari ha ribadito l’impegno dell’organizzazione a ridurre anche l’uso di fitofarmaci, nonché di acqua e di energia, ma senza negare la difficoltà di trasferire al consumatore queste informazioni attraverso il prodotto finito.

 

Necessario coinvolgere l’intera filiera. A seguire Francesco Malaguti, presidente di Camst, azienda che si occupa di ristorazione collettiva, ha illustrato come l’impresa, partecipando agli appalti soprattutto nell’ambito della ristorazione scolastica, indirizzi la propria filiera verso scelte consapevoli e responsabili. Non solo coinvolgendo i fornitori, ma anche formando studenti, genitori e insegnanti. Questa responsabilità si è tradotta n tre progetti: uno portato avanti con l’università di Bologna per studiare un menù in termini di C02, ovvero di impatto ambientale anziché solo di calorie; un portale interno in cui tutti i dipendenti di Camst (circa 12mila) possono depositare attrezzature inutilizzate per metterle a disposizione di altre sedi, in un’ottica di circolarità e sensibilizzazione dei lavoratori; infine, uno studio condotto con l’Istituto Sant’Anna di Pisa, per migliorare l’impatto dell’intero processo ristorativo, dallo smaltimento al packaging e non solo.

 

Incentivare chi fa sistema. Vincenzo Durante di Invitalia ha invece spiegato come l’agenzia - che ha come mission quella di gestire investimenti per imprese nascenti -, guardando alla crescente necessità del fare rete, abbia creato un complesso network che le consente non solo di affiancare start-up innovative, ma anche di tenere aperto un tavolo di confronto permanente e di open innovation su alcuni ambiti tematici, tra cui quello dell’impresa sociale. Punto focale della strategia è quello di premiare imprese che a loro volta sono in grado di fare sistema aperto, ad esempio, sul tema della produzione responsabile. In particolare, “Italia economia sociale” è una misura, che finanzia esclusivamente imprese sociali e della filiera creativo-cultura, in cui la misurazione dell’impatto socio-ambientale è uno dei criteri di valutazione con la stessa dignità degli altri criteri; inoltre, la misura premia i ‘progetti a grappolo’, ovvero quelli che presuppongono che più soggetti si mettano insieme per avviare progetti congiunti e alimentare uno scambio di know-how, rispondendo al contempo a diverse esigenze, anche in un’ottica di sinergia e riequilibrio tra Nord e Sud.

Far incontrare imprese e consumatori. “Il consumatore quando può, è disposto a spendere qualcosa di più per i prodotti sostenibili”. Queste le parole di Sergio Veroli, presidente di Consumers’ Forum, che ha parlato della necessità di creare condizioni migliori, in termini di salari e informazioni, per far sì che i consumatori possano fare scelte di acquisto più responsabili. “Sulle aziende, dopo un primo momento in cui c’era una tendenza al puro greenwashing, posso dire che ora hanno iniziato a fare sul serio. Perché hanno capito che, investendo in sostenibilità, risparmiano energia, risparmiano prodotti e quindi hanno un guadagno a lungo termine”. Veroli ha poi raccontato come l’associazione abbia elaborato un manifesto di sostenibilità consumeristica. “Facciamo incontrare le associazioni con le aziende, le aziende ci fanno conoscere la produzione, poi c’è un confronto sulle criticità. Questo crea una cultura migliore, un clima di confronto costruttivo. In alcuni casi facciamo anche ‘protocolli di sostenibilità’, come è avvenuto ad esempio con Edison e Federfarma”.

 

Il lavoro al centro. Mirella Novelli del sindacato Uil, nel corso del suo intervento, ha posto l’accento sulla centralità del lavoro quale leva imprescindibile per creare benessere e quindi per realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile sul territorio. Ha sottolineato come il lavoro oggi non sia sufficientemente tutelato perché la sicurezza e la formazione sono considerati dalle imprese ancora come dei costi. “Fare rete per noi significa perseguire l’Agenda 2030, per questo cerchiamo di essere presenti e capillari sui territori, per ridurre le disuguaglianze e affermare il diritto di essere comunità. Questa è la nostra missione”.

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